Freud amava l’archeologia
e spiegava il suo amore con il fatto che “lo psicoanalista, come l’archeologo nei suoi scavi, deve scoprire uno dopo l’altro i vari strati della psiche del paziente, prima di arrivare ai più profondi e preziosi tesori”. A partire dal Particolare, dal Dettaglio, dall’Imperfetto, il lavoro archeologico e psicoanalitico mobilitano l’immaginazione nel ricostruire un mondo segreto sommerso. E’ la ricerca di un’armonia tra tracce, ricordi, rappresentazioni, seguendo un ordine di senso, più che cronologico, che ci permette di soggettivare la nostra storia e rimetterci in cammino lungo il senso della nostra esistenza, eredi del nostro inconscio personale ma anche collettivo, che ci parla nei sogni e dalla terra.

