Trauma: il Corpo e l’Anima

Siamo spesso costretti, nel corso della vita, a fare esperienze emotive particolarmente intense e dirompenti, superiori di gran lunga alle capacità della nostra mente di farvi fronte, tollerandone l’impatto ed elaborandone il significato. La sopraffazione di emozioni intollerabili può colpire in particolar modo la mente infantile, una mente vulnerabile, in quanto mal equipaggiata in termini di risorse psicologiche e qualità delle difese, per poter sostenere condizioni di abuso, violenza fisica e psicologica e di trascuratezza affettiva e abbandono da parte delle figure di accudimento primarie. Questi eventi, sostenuti nel tempo, vanno a costituire un vero e proprio trauma evolutivo, che minaccia di estinguere la scintilla vitale dell’individuo, generando uno squarcio nell’anima: una sorta di dissociazione salvavita che incapsula e “preserva” quel nucleo innocente e vitale del bambino, permettendo che la vita vada avanti, ma ad un carissimo prezzo. Infatti, mentre la dissociazione salva il nucleo vitale del Sè, allo stesso tempo mette l’individuo nella condizione di perderlo, come un fiore di cui si preserva il seme, recidendolo dalla vita finché non possa trovare il nutrimento necessario affinché possa sbocciare nuovamente. Le conseguenze sono molteplici e rintracciabili nella fluidità della vita psichica e nel corpo. Il corpo permane in uno stato di allerta, come se la reazione fisiologica di allarme rimanga attiva, inconsapevolmente, al momento del trauma. Lo stress che ne deriva danneggia il sistema immunitario, a causa degli elevati livelli di cortisolo che rimangono in circolo, generando spesso infiammazioni e disturbi che possono riguardare varie parti del corpo come la pelle, l’apparato gastrointestinale, l’apparato cardiovascolare.

A livello psichico vi è una perdita di contatto con la genuinità del proprio mondo emotivo, generando l’esperienza di discontinuità e lacune nei propri vissuti. Si hanno notevoli difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni, dargli un nome e un significato, così come per gli stati interni e i bisogni propri ed altrui, compromettendo anche la dimensione relazionale dell’individuo.

La relazione terapeutica può ripristinare una co-regolazione diadica, basata sul riconoscimento empatico del dolore dissociato, affinché quell’affetto possa ritrovare finalmente parola, uno spazio sicuro in cui le esperienze traumatiche possano essere “ri-membrate” e quindi integrate.

Una buona relazione terapeutica restituisce all’individuo la possibilità che la scintilla vitale racchiusa nel “bozzolo interiore” al momento del trauma, possa insediarsi nel corpo.

“Ispirando il corpo, lo spirito trasforma un corpo vivente in un corpo animato. Al tempo stesso incarnando lo spirito, il corpo lo fa discendere nello spazio e nel tempo rendendolo reale. Spirito e materia sembrano cercarsi reciprocamente attraverso la psiche, e il luogo in cui si incontrano è l’anima umana”

D. Kalsched

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