“Ridi, Pagliaccio… e ognuno applaudirá!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e ‘l dolor…
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto
Ridi del duol che t’avvelena il cor”
Joker esprime in modo intenso la complessità della sofferenza nei suoi controversi aspetti, da quello umano disperato ed atroce, a quello sociale, assistenziale e politico. Non molto lontana dal film, la nostra realtà quotidianamente convive con una situazione estremamente precaria da un punto di vista sanitario nel rendere disponibili trasversalmente percorsi di supporto psicologico, ma soprattutto, ancora oggi, arranca umanamente nel poter offrire uno spazio dignitoso a coloro che appaiono in una forma distante da un’ideale comune di normalità:
“La cosa peggiore nell’avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non ce l’hai”
Sono parole che comunicano il dramma interno di chi ogni giorno combatte contro se stesso, in un contorsionismo difensivo, nel cercare di contenere, o forse meglio dire “soffocare”, la propria sofferenza, per essere accettato, riconosciuto, ascoltato.
È molto importante lasciare che tutto questo possa risuonare emotivamente in ognuno di noi, NON per giustificare il percorso che può condurre una vittima a diventare un carnefice, ma per comprendere quale tragedia si consuma in luoghi interiori, non molto distanti da noi. 
